sabato 18 agosto 2018

0 Claudio Lolli (Bologna, 28 marzo 1950 – Bologna, 17 agosto 2018)

Claudio Lolli, addio al cantautore simbolo del 1968: morto che ha visto "gli zingari felici" Rip Che la terra ti sia lieve
"È vero che non vogliamo pagare
la colpa di non avere colpe
e che preferiamo morire
piuttosto che abbassare la faccia, è vero
cerchiamo l'amore sempre
nelle braccia sbagliate."

Claudio Lolli non è più, e ci lascia a soli 68 anni, in questo agosto triste.

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giovedì 16 agosto 2018

0 Se.

Se l’Italia è il Paese che festeggia i naufragi
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese che lincia chi denuncia i fascisti
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese che usa il crocifisso come arma
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dove vincere le elezioni rende insidacabili
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dove si combattono gli scrittori anziché le mafie
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dove si possono far esplodere aerei, far saltare in aria treni, uccidere giornaliste, mettere bombe nelle stazioni, massacrare giudici impunemente
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dove trionfano i bulli, gli sciacalli, i caporali, i capibastone, i capimafia, i framassoni, le camarille, gli incesti politici, gli inciuci, le associazioni a delinquere
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dell’intolleranza
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese che tollera l’ignoranza
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dei voltagabbana, degli annunciatori, dei venditori di sogni, dei traditori e degli omofobi
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dei bigotti, degli sciacalli, degli spietati, dei menefreghisti
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese dove la sinistra distrugge i lavoratori e la destra le aziende
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese delle parentopoli, dei familismi, delle spintarelle, degli amici che contano, dei cervelli in fuga, se è la tomba della meritocrazia
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese che salva le banche che affondano ma non chi raccoglie pomodori
io non sono italiano

Se l’Italia è il Paese dei crolli, delle emergenze eterne, delle tragedie annunciate, delle ricostruzioni infinite
io non sono italiano.

Se l’Italia è il Paese senza speranza e senza rivoluzione
io non sono italiano.

Se l’Italia è
e resta
il Paese dei se
io non sono italiano.

(Andrea Melis Parolaio)
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0 La gente di Sampierdarena - Genova


In un bar di Sampierdarena, quartiere operaio che ha ancora l'orgoglio di esserlo, nel pomeriggio in cui un ponte di cemento armato di un chilometro era caduto sopra le teste delle persone del quartiere trascinando con sé decine di automobili, camion e altri mezzi, si discuteva dell'opportunità di raccogliere fondi per aiutare le vittime e le loro famiglie. "E' il caso che lo facciamo?" chiede un ragazzo con i pantaloni mimetici "non sembra che vogliamo farci vedere?"
Negli stessi minuti, il ministro dell'Interno twittava per dire che "in una giornata così triste, la notizia positiva" era che i migranti a bordo della nave Aquarius erano sbarcati a Malta e non arriveranno in Italia.
Due tronconi, due nastri d'asfalto sorretti da piloni dalle architetture ardite ma fragili, separati dal vuoto e dalle macerie. La fotografia di quel che resta del viadotto Morandi, a Genova, già vanto dell'ingegneria italiana del '900, è una metafora.
Le persone del quartiere sono solidali, nei piccoli gesti. "Ti accompagno io" "hai sete, vuoi bere?" "dove li mettiamo gli sfollati?". Sono composte. Anche le parole della postina che racconta di avere visto il ponte cadere -"prima è venuta giù un'ambulanza, sembrava un incidente, poi è caduto tutto, un rumore enorme misto a quello dei tuoni e del temporale"- non hanno nessuna retorica. Dall'altra parte, invece, i politici del governo dicono cose tipo "i colpevoli pagheranno", "voglio i nomi di chi è stato", "devono farci sforare i vincoli europei", "sembrerebbe che la manutenzione era stata fatta ma non può essere così". I social media impazziscono ma nel quartiere operaio sotto al ponte nessuno ci fa caso. In un circolo al cui ingresso campeggia una bandiera anarchica listata a lutto, tre pensionati sono seduti a fianco di un televisore acceso su una tv all news che trasmette le immagini del ponte. Nei sottopancia, le parole della polemica. L'audio è abbassato e nessuno guarda. "Cosa mangi stasera?" chiede uno al più anziano, preoccupato che si prenda cura di sé.
Le case popolari dove vivono i lavoratori del porto, quelli dell'Ilva e delle altre fabbriche convivono con il manufatto di cemento armato da 51 anni. Glielo hanno letteralmente costruito sopra. A uno degli edifici hanno dovuto tagliare via un pezzo di tetto perché il ponte altrimenti non ci stava e un pilastro si appoggia al palazzo. Adesso però il ponte è pericolante e 450 persone non potranno rientrare in casa. Chissà per quanto.
"Ci ho fatto i lavori su quel tetto -dice un muratore, la maglietta piena di strappi e di polvere- ce lo hanno costruito addosso il ponte. I politici se ne fregano -si arrabbia- e ci lasciano soli, e poi ci sono questi qua" e indica alcuni immigrati che vivono nel quartiere. "Loro cosa c'entrano, mica è colpa loro se è caduto il ponte" gli risponde un ragazzo "è vero -dice il muratore- anche loro sono dei disgraziati che devono vivere. A noi però ci lasciano soli. Erano quattro anni che lavoravano là sopra, coi martelli pneumatici, cosa stavano facendo?". La domanda resta lì senza risposta, è il massimo della rabbia di chi era in casa e ha avuto paura di morire. "Ho sentito come un terremoto tanto era forte lo spostamento d'aria" dice un uomo che ha uno scorpione tatuato sul collo e che descrive quella nuvola enorme di cemento che poi si è depositata a terra.
Il viadotto Morandi negli anni '60 fu il simbolo dello sviluppo industriale di cui oggi rimangono gli enormi serbatoi di petrolio aggrappati alla collina appena lì a fianco. Ora le macerie, cemento sbriciolato e pezzi di autostrada, sono talmente grandi che formano come degli enormi, nuovi edifici. Al centro del fiume, i resti afflosciati dei piloni. Sembrano le immagini dei ponti fatti saltare durante la guerra. Le persone guardano, scattano foto, telefonano, fanno video. "Speriamo ci sia qualcuno ancora vivo" mentre un vigile del fuoco si cala a terra sorretto da una fune trasportando una barella su cui, da lontano, si vede il bagliore d'oro delle coperte termiche.
All'ora dei Tg della sera arriva il presidente del Consiglio, in elicottero, dopo che per tutto il giorno avevano volato quelli dei soccorsi. Non c'è già più nessuno, sono tutti a casa. Sui media la polemica impazza. 'E' colpa del tuo partito che non ha messo i soldi'. 'No, del tuo che diceva che il ponte non sarebbe mai caduto e non voleva la nuova strada'.
Del quartiere popolare, con quel che resta del ponte che se ne sta lì appoggiato alle case, nessuno parla.


Luigi Ambrosio
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0 Genova, crollato il ponte Morandi - Genova, the A10 motorway Morandi col...

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0 Ferragosto

"L'Italia – e non solo l'Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l'immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti."
Pier Paolo Pasolini
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lunedì 6 agosto 2018

0 Un pensiero a tutti LORO Notte serena a tutti noi Poesia di José Saramago

Non importa quanti anni ho
Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma,
ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io?
Non ho bisogno di segnarli con un numero,
perché i miei desideri avverati,
le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant'anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.
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sabato 4 agosto 2018

1 Non si capisce più chi sia il nemico, né come colpirà

di: Enrico Nascimbeni

C’era una volta un Paese dove c’erano gli operai comunisti e i fascisti spesso figli di una ricca borghesia. Gli operai votavano Pci e i benestanti o sottoproletari prezzolati fascisti votavano Msi. Era tanto tempo fa.
C’erano i “rossi” e i “neri” In mezzo c’erano partiti di sinistra, O di estrema destra e la Democrazia cristiana che era di tutto un po’.
Ora non si capisce più che è il “nemico”. Che faccia ha. Che lavoro fa. In che maniera ti colpirà verbalmente (sui social) o male che ti vada fisicamente.
Era tanto tempo fa.
Ora chi sostiene la destra leggermente estrema della Lega o il “non si capisce da che parte stiano” del Movimenti 5 Stelle che faccia ha? Che lavoro fa? Come si veste? Che studi ha fatto? Quanti libri ha letto? Perchè ora sui social la sua voce ha lo stesso valore di quella di Hegel, o di Pier Paolo Pasolini e di Evola o del nazista Martin Heidegger ? Che giornali legge? E soprattutto quanto non legge affidandosi e fidandosi totalmente dei post di Salvini o di quelli di Luigi Di Maio?
Tento di capire che è il nuovo nemico della democrazia e della libertà. E quello che intuisco è che questo nemico è sempre più spesso un lavoratore mal pagato. Uno studente che non trova lavoro. E soprattutto, a mio parere, la maggior parte della popolazione anziana dell’Italia..Che è diventato “un paese per vecchi” composto da persone anziane. Di estrema destra.
Chi mi ha aggredito cercando di tagliarmi la gola è un fascista soprattutto perchè ha compiuto un gesto fascista Fosse anche un simpatizzante della sinistra (dubito) chiamerei il gesto un gesto fascista. Perchè colipre un giornalista per quello che scrive e le sue idee di uomo è un gesto da dittatura strisciante. Come altri gesti violenti nei confronti dei migranti.Dalle uova lanciate ai piombini sparati. A questa alzata di tiro dell’odio nazsta e razzista che colpisce il migrante, il rom o il sinti, i gay, i “matti” e chi non si uniforma al pensiero comune. Un odio che ora colpisce anche chi sta dalla parte degli ultimi. Ci vogliono tappare la bocca e spezzare in due la penna Ma non ci riusciranno.. Costi quel che costi.
Non accetto che esista una “democrazia” che concepisca l’odio. Il liberi tutti di odiare come e quando vogliono “tanto adesso c’è Lui caro Lei” che ci giustifica o peggio ci aizza.
Concludo rispondendo a chi mi ha aggredito e voleva veramente farmi male. Fisico e morale. La mia risposta è che ancora saranno i miei articoli, ancora di più saranno i libri che scriverò e, visto che sono anche un cantautore, ancora di più saranno le canzoni che canterò. E le piazze dove manifesterò.
“La storia siamo noi Bella ciao che partiamo… siamo noi che scriviamo le lettere.,,, siamo noi che abbiamo tutto da vincere,
tutto da perdere.” (Francesco De Gregori)
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I RIBELLI

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