giovedì 5 aprile 2018

0 Che fortuna non dover abbracciare mio figlio morto

Che fortuna non essere una madre palestinese,
né una madre siriana, né una madre afghana,
né una madre curda,
neanche una madre del corno d'Africa!
Che fortuna non dover sostenere
la morte di mio figlio tra le mie braccia...
Quel piccolo corpo
Che è morto senza più,
di fame, di sete,
dissanguato,
squartato,
attreversato, bam, per un proiettile!
Che fortuna non dover abbracciare mio figlio morto
Mentre i miei occhi si disseccano, lentamente,
Di dolore, di impotenza,
di rabbia contenuta!
Che fortuna non dover superare ogni giorno
il volto oscuro e asciutti del Mietitore,

e contrattare, nasconderle, nasconderle.
I volti maledetti dei miei figli.
Che sono nati dove nulla contano,
dove niente valgono, dove niente sono...!
Che fortuna, mi ripeto ogni giorno, che fortuna,
Mentre i miei figli, tranquilli,
dormono la loro infanzia meritata.


*********
La madre irachena Wafa Hussein abbraccia il figlio morto Thaer, di sei anni, in un obitorio di Baquba, a nord-Est di Baghdad, il 16 settembre 2007. Il bambino, è morto  da un sparo di un cecchino, mentre viaggiava con la sua famiglia. Su un autobus pubblico da Baghdad a Baquba.
*Marisa Peña *
Poesia partecipante a "Indignhadas"

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