venerdì 5 maggio 2017

0 Il 6 maggio 1896 nasce a San Giovanni Valdarno, Arezzo, l’Anarchico Otello Gaggi.

Inizia a lavorare come operaio all’età di 15 anni, e all’interno dello stabilimento viene etichettato come “ quel giovane ha frequentazioni con soggetti poco raccomandabili e risulta accanito lettore di stampa sovversiva ”. Diversi anni dopo, risulta dall’Archivio centrale dello stato che: “Ha fatto propaganda contro la guerra del 1915 partecipando come promotore abusivo a manifestazioni clamorose, sì da essere denunziato. Antimilitarista per viltà e per assenza di sentimento patriottico, nonché per indole ribelle, incorse sotto le armi in delitti che condussero alla sua espulsione dall’esercito”. Il 23 marzo del 1921, in Valdarno, a seguito di una provocazione fascista, si svilupperà un violento scontro tra forze dell’ordine e squadristi da un lato e lavoratori antifascisti che, per armarsi e reagire, avevano svaligiato un’armeria. Tra gli antifascisti si conteranno un morto e nove feriti, mentre nel vicino bacino minerario i minatori sequestreranno l’intera direzione degli impianti e resterà ucciso un ingegnere e ferito il direttore degli stessi. Otello sarà condannato a trent’anni di reclusione e tre anni di vigilanza. Trova riparo nella Repubblica di San Marino, ma sottoposto a procedimento di estradizione, il 6 giugno 1921 fugge, destinazione Unione Sovietica. Giunge dopo mille difficoltà nel 1926, ovvero dopo circa 5 anni, perché arrestato in Ucraina per motivazioni politiche. Definito dal regime bolscevico come potenziale nemico del proletariato e tenuto sotto rigoroso controllo, grazie ad una efficace rete di spie italiane poste al loro servizio. Mentre in Italia viene segnalato nel bollettino delle ricerche da parte dei fascisti “da arrestare in caso di rimpatrio”. luigi capanni, comunista originario del Valdarno, invia una missiva a luigi longo per denunciare e diffamare il suo conterraneo definendolo agente provocatore e spia ( loro obbedienti al potere, Otello libero dal potere ). Nel 1934 viene arrestato e condannato a tre anni di confino. Subisce un’ulteriore detenzione e inviato a Semipalatinsk in Kazakistan. Da questo nuovo luogo di detenzione, Otello scrive a Luigi Bertoni, da cui si evince il mantenimento coerente delle sue idee Anarchiche e la speranza di andare in Spagna che ormai si è fatta vana. Dal Kazakistan indirizza ai compagni il suo commiato: la vittoria definitiva sarà nostra, e da questa lontana Asia giunga il mio augurio fraterno al popolo spagnolo di un prossimo raggiungimento di una società di liberi in terra liberata. Muore il 31 maggio del 1945 rinchiuso in un Gulag.
Ps. Nel quinquennio 1929 – 1934 era in corso un avvicinamento di carattere politico-economico tra Italia fascista e Russia stalinizzata che avrebbe portato alla realizzazione di progetti comuni, con la realizzazione di fabbriche (per esempio quella di cuscinetti a sfera nel 1932, le cui foto dell’inaugurazione con togliatti al centro si trovano ancora presso l’archivio storico Fiat). E pare quindi evidente che uno dei caposaldi del business tra imprenditori e gerarchi italiani e gerarchi sovietici dovesse essere proprio quello di reprimere le frange operaie e politiche più ribelli.
Victor Serge rivolse un appello a togliatti per la liberazione di Otello, ma non ci fu risposta.
Le responsabilità togliattiane e del partito italiano stalinizzato, nell’opera di eliminazione della dissidenza interna ed internazionale, risultano dettagliatissime.
Tutti i vari lavori di ricerca fatti, dovrebbero essere letti, soprattutto da chi ancora oggi, si crogiola nel “mito” di stalin e della “patria dei lavoratori”.

            
                                 Ⓐ Walter Ranieri Ⓐ

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