giovedì 25 maggio 2017

0 Parlare di anarchia

Parlare di anarchia come organizzazione può suonare
paradossale. Si pensa che l’anarchia, per definizione,
costituisca l’opposto di ogni struttura organizzativa. Ma il
termine in sé ha un altro significato: vuol dire assenza di
governo, assenza di autorità. Sono proprio i governi che
creano e impongono quelle leggi che garantiscono agli
abbienti il controllo della società, con l’esclusione dei non
abbienti. E proprio il principio di autorità che fa sì che milioni di uomini lavorino sotto padrone per la maggior
parte della loro vita, non già perché faccia loro piacere,
ma solo perché questa è l’unica possibilità di
sopravvivenza. Sono i governi, infine, che preparano le
guerre e le dichiarano, sebbene tu ne subisca le
conseguenze in modo diretto.
Ma la colpa è solo dei governi? Il potere di un governo,
persico nelle dittature più tiranniche, dipende
dall’acquiescenza dei governati.
 Perché la gente accetta diessere governata? 
Non è solo questione di paura: che cosa
hanno da temere milioni di persone da una piccola banda
di politici professionisti e dai loro mercenari? La gente
accetta passivamente perché crede negli stessi valori che
propugnano i loro governanti. Sia il vertice che la base
credono nel principio di autorità, nella gerarchia, nel
potere. Si sentono addirittura privilegiati quando, come
capita in certe parti del mondo, hanno la possibilità di
scegliere tra diverse etichette per definire l’elite
dirigenziale. Eppure, nella vita quotidiana la società può
andare avanti solo in virtù dell’associazione volontaria e del mutuo soccorso.
 Gli anarchici derivano una filosofia sociale e politica dalla tendenza naturale e spontanea degli esseri umani a raggrupparsi per il beneficio comune.
 Anarchismo è infatti il nome dato alla teoria che sostiene essere possibile e auspicabile che la società si organizzi senza il Potere.
(Colin Ward)

I RIBELLI

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